Chiudete gli occhi per un attimo. Sentite la musica che vibra nell’aria, sentite il quartiere che respira. Ieri, 2 novembre, a Rebibbia, nella casa dove Pier Paolo Pasolini scrisse Ragazzi di vita, il ricordo del poeta è tornato a farsi voce, immagine e suono. Alle 15:30 una lunga introduzione musicale ha accolto i presenti. Era il segnale che qualcosa di speciale stava per cominciare.
L’incontro è stato voluto da ACRI Gente di Aguzzano e dal Comitato di Quartiere Rebibbia. Hanno sostenuto l’iniziativa la Comunità Territoriale Rebibbia, Ponte Mammolo e Casal de Pazzi, Casa Pasolini, Radio Vacanze e Viaggio e Vedo. A condurre il pomeriggio, con il microfono di Radio Vacanze, Gianluigi Leoni, che ha guidato il pubblico da un momento all’altro con voce calda e ritmo gentile.
Il saluto iniziale è toccato a Irene Ortis. Ha ricordato che Pasolini visse nella borgata dal 1951 al 1953 insieme alla madre e che proprio in quella casa nacque Ragazzi di vita. Ha ricordato anche che furono i residenti a volere la targa, installata nel 1998. Ha ringraziato i cittadini presenti, i lettori che si sono resi disponibili e Anna Bruna Cusumano per le opere esposte. Alla fine Irene Ortis ha deposto i fiori sulla targa: un gesto semplice, che si poteva quasi toccare.

Le opere di Anna Bruna Cusumano si intitolano I paesaggi di Pasolini e nascono dalla lettura di Ragazzi di vita. Davanti ai quadri si vedevano le periferie, le strade polverose e la luce di Roma che non si trova sulle cartoline. Sono intervenute anche Alba Serino, che coordina il progetto scientifico per la Casa Museo Pasolini nel percorso culturale dell’associazione Passo Civico a Roma, e Matilde Amaturo, referente coordinatrice di Casa Pasolini per il Ministero della cultura, direzione Pantheon e Castel Sant’Angelo. Per le istituzioni erano presenti Gianluigi Bardini, presidente della commissione ambiente, e Concetto Zanghi, assessora municipale. Ha preso la parola Maurizio Rossi, assessore del Municipio IV a cultura, sport, formazione e lavoro, diritti civili e memoria.
Il cuore della giornata sono state le letture dei cittadini. Francesca Farina, scrittrice, poetessa, critica letteraria e organizzatrice di eventi culturali, ha letto Che qualcos’altro ancora brucia, tratta da La religione del mio tempo, del 1961. Nei versi si sente la fatica, la solitudine e la povertà degli anni vissuti da Pasolini a Rebibbia tra il 1953 e il 1955, ma anche una nostalgia piena di dolcezza. Compaiono Portonaccio, il muraglione del Verano, via Morgagni e piazza Bologna, i palazzoni degli operai e le palazzine dei ricchi. La cultura, ci ricorda la lettura, sollevava il poeta da ogni dolore.
Angela Plutino ha letto Profezia, scritta nel 1962 e pubblicata in Poesia in forma di rosa. Pasolini immagina milioni di migranti dal Nord Africa, guidati da Alì dagli occhi azzurri, che sbarcano sulle coste italiane e risalgono verso l’Europa passando per Napoli, Barcellona e Salonicco. Non è semplice cronaca: è una visione poetica e politica sul Terzo Mondo, più attuale che mai.

Anna Donegá ha poi portato un estratto da Il pianto della scavatrice, poemetto contenuto in Le ceneri di Gramsci. È un cammino notturno verso casa, nella borgata di Rebibbia dominata dal Penitenziario. La scoperta del sottoproletariato romano diventa un ricordo struggente di felicità vitale e inconsapevole. Il linguaggio passa dalla densità della lingua letteraria alla crudezza della strada e delle persone che la animano.
Ha chiuso le letture Marco Masolin, attore e poeta, con una sua poesia, Era notte ad Ostia. Rievoca il momento tragico e maledetto fissato per sempre sulle pietre del tempo. Masolin si è sentito folgorato da Pasolini circa quindici anni fa e da allora organizza ogni anno un incontro sul rapporto del poeta con il cinema, la poesia, la letteratura e le donne. Quest’anno il tema sarà il legame tra Pasolini e la musica, con ospitalità alla Biblioteca Giovenale.
La musica ha accompagnato tutto il pomeriggio. Si è ascoltata per intero Una storia sbagliata di Fabrizio De André, dedicata a Pasolini, e A Pa di Francesco De Gregori. Hanno risuonato anche, in versione strumentale, Cosa sono le nuvole, scritta da Pasolini, cantata da Domenico Modugno e musicata da Ennio Morricone, e ancora A Pa. Gianluigi Leoni e Irene Ortis hanno chiuso con saluti e ringraziamenti, mentre ripartiva la musica finale.
Un ringraziamento speciale va all’ufficio stampa di Radio Vacanze, guidato dalla capo ufficio stampa Maria Grazia Sartirana, che ha curato la comunicazione dell’evento e portato il racconto di Rebibbia oltre i confini del quartiere.
Radio Vacanze guarda già avanti. Al Municipio IV e al quartiere di Rebibbia la radio rinnova la propria disponibilità a collaborare per gli eventi futuri. Metterà a disposizione il microfono, la conduzione, la promozione sui propri canali web e social e il racconto radiofonico, perché ogni appuntamento culturale del territorio possa essere visto, ascoltato e sentito anche da chi non può essere presente. Quando una borgata si racconta, Roma intera si accorge di averla nel cuore, e Radio Vacanze vuole essere la voce che porta quel racconto lontano.

Se ieri eravate lì, avete sentito il profumo dei fiori sulla targa e la voce di Pasolini nelle parole degli altri. Se non c’eravate, venite a Rebibbia con noi la prossima volta: Roma si guarda meglio da qui.
Radio Vacanze, la voce del turismo che racconta anche l’anima di Roma.
Gianluigi Leoni
Editore Radio Vacanze
Comunicazione, turismo e racconto del territorio
gianluigi@radiovacanze.com
www.radiovacanze.com




